Dipendenze: una lettura fenomenologica

"Per me la dipendenza non è necessariamente una dipendenza
da sostanze, anche, ma è principalmente
una dipendenza da amore,
una dipendenza da un bisogno di legame,
una dipendenza dal bisogno di essere importante per qualcuno"
Sergio Mazzei

dipendenze

Sergio Mazzei, direttore dell'I. G. B. W., si riferisce alla dipendenza come ad una carenza di oggetti - sé, infatti la dipendenza è legata all'oggetto più che alla relazione. In questa considerazione ritrovo una somiglianza con le storie personali delle persone incontrate nella mia esperienza professionale in comunità terapeutica; nei loro percorsi esistenziali sono rintracciabili il bisogno e la vulnerabilità di cui parla Mazzei, che le spinge a ricercare continuamente il piacere o l'assopimento del dolore nelle sostanze psicotrope, nel gioco d'azzardo e nell'alcool; in questo senso potremmo dire che esistono forme diverse di dipendenza mosse dallo stesso bisogno, quello del "legame".

Anche Di Petta (2009) parla di tossicomania oggettuale come di un continuo altalenare tra desiderio e mancanza quando scrive "Profilo qui, una sorta di psicopatologia della nostalgia, dove il dolore inconsolabile per l'oggetto d'amore perduto finisce per condurre alla ricaduta e quindi al piacere incommensurabile dell'oggetto d'amore ritrovato, irrinunciabile ma irreparabilmente destinato a essere di nuovo perduto".

La tossicodipendenza è caratterizzata dal tema del vuoto esistenziale e dalla perdita del senso del mondo. Di Petta (2009) ha cercato di indagare come si strutturi questo tipo di esperienza da un punto di vista esistenziale e scrive: "Secondo Heiddegger l'uomo è uomo in quanto si prende cura di qualcosa o di qualcuno o di se stesso. E' sull'aver cura che si costruisce anche il progetto di mondo. (...) La definizione antropologica del tossicomane può prendere le sue mosse proprio da un contesto totalmente opposto a questo: l'incuria, la perdita della cura, e quindi la mancanza del progetto di mondo strutturato sulla cura".

Bruno Callieri (2004), di cui Gilberto Di Petta è stato allievo, parla del tema della dipendenza anche dal punto di vista della psicopatologia fenomenologica e sottolinea come può evolvere in quella che viene definita “una doppia diagnosi”: "Lo sballo facilita e accellera (nei soggetti con una pre-esistente vulnerabilità) la slatentizzazione e la deflagrazione di ambiti psicotici o, in alcuni casi, l'andata in uno stato fluttuante della coscienza"(Callieri, 2004).

Come psicologa che nel lavoro terapeutico si possa soltanto partire da quello che c'è: anime lacerate, rinchiuse in ruderi di disastri esistenziali, anime abbruttite dalla legge della “piazza” e da una lunga schiavitù dalle sostanze. Anime anestetizzate dall'eroina e stordite dai farmaci, anime che evitano di sentire emozioni e di stare in contatto; anime che, nonostante tutto, sentono ancora un istinto di sopravvivenza che le porta a scegliere di migliorare la qualità della loro vita, anche solo per un breve periodo, anche se solo per pochi mesi. Ed è proprio con questa parte che scelgo di allearmi, la parte illuminata dal desiderio di rialzarsi, di provare a ricucire legami e di raggiungere piccoli obiettivi esistenziali. La relazione terapeutica si può dunque fondare sulla disponibilità a superare qualsiasi distanza per prendere parte alla tragedia della mancanza di libertà.

Di Petta (2006) descrive il suo approccio terapeutico alla tossicomania definendola "gruppo - analisi dell'esserci". Nelle sue parole si può rintracciare il percorso attraverso il quale, nella relazione con persone con problemi di dipendenza, ha costruito una psicoterapia di gruppo delle emozioni condivise: "Come potesse concretamente accadere che la fenomenologia si facesse terapia: cioè che intuire è comprendere, che comprendere è curare, che incontrarsi autenticamente, esistenza ad esistenza, è cambiare".

La psicologia, nell'avvicinarsi al mondo delle dipendenze, ha bisogna di porre l'attenzione sul potere dell'incontro, sulla possibilità di essere in contatto con le proprie emozioni e di condividerle con gli altri. È necessario dunque esserci insieme, in un clima accogliente e affettivo, in cui essere presenti nella relazione con l'altro.

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