{"id":26,"date":"2017-10-28T18:42:20","date_gmt":"2017-10-28T16:42:20","guid":{"rendered":"http:\/\/psicologogiancola.it\/blog\/?p=26"},"modified":"2020-11-02T17:31:20","modified_gmt":"2020-11-02T16:31:20","slug":"le-prepotenze-a-scuola-il-fenomeno-del-bullismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicologogiancola.it\/blog\/le-prepotenze-a-scuola-il-fenomeno-del-bullismo\/","title":{"rendered":"Le prepotenze a scuola: il fenomeno del bullismo"},"content":{"rendered":"\n<p>\nIl bullismo, a\ndifferenza del conflitto, presuppone uno sbilanciamento di \u201cpotere\u201d\nfra le due parti; non esiste quindi reciprocit\u00e0, rispetto o\ncomunicazione bens\u00ec nei fenomeni di bullismo una parte esercita la\nprevaricazione e l\u2019altra subisce perch\u00e9 ha paura, perch\u00e9 si sente\nisolata, perch\u00e9 ha un carattere debole o ha una scarsa stima di s\u00e9\no comunque non ha capacit\u00e0 assertive (Ardone, Baldry, 2003).<\/p>\n\n\n\n<p>\nNel fenomeno\ndel bullismo la prevaricazione di una parte sull\u2019altra rappresenta\nquindi l\u2019elemento principale che lo differenzia dal conflitto. Il\nbullismo \u00e8 una sottocategoria del comportamento aggressivo, \u00e8 un\ntipo di comportamento &nbsp;diretto, spesso ripetutamente, verso una\nvittima particolare, che \u00e8 incapace di difendersi efficacemente,\nperch\u00e9 \u00e8 giovane, o meno forte o psicologicamente meno sicura\n(Fonzi, 2006).<\/p>\n\n\n\n<p>\nNell\u2019articolo\ncitato Fonzi ricorda inoltre i tre elementi che caratterizzano il\nfenomeno: intenzionalit\u00e0 del bullo che vuole provocare un danno alla\nvittima, persistenza come ripetizione degli episodi di prepotenza,\ndisequilibrio di potere tra bullo e vittima.<\/p>\n\n\n\n<p>\nIl fenomeno\noggi coinvolge i bambini che frequentano la scuola primaria e i\nragazzi della scuola secondaria di primo e di secondo grado.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLe prime\nricerche su questo fenomeno sociale sono state condotte da Olweus, un\ndocente dell\u2019Universit\u00e0 di Bergen in Norvegia che, su incarico del\nMinistro della Pubblica Istruzione, effettu\u00f2 un monitoraggio\nnazionale del fenomeno nelle scuole norvegesi e svedesi.<\/p>\n\n\n\n<p>\nIl bullismo\nincide sul clima scolastico creando una forte conflittualit\u00e0 fra\ncompagni ma anche fra insegnanti e alunni. Non soltanto le vittime,\nma anche i bulli e il sistema scolastico risentono del clima sociale\nbasato sull\u2019aggressivit\u00e0 e sulle prepotenze.<\/p>\n\n\n\n<p>\nIl bullismo \u00e8\nuna forma acutizzata di conflitto reiterato nel tempo in cui per\u00f2, a\ndifferenza del conflitto, esiste una parte che prevarica e una\nvittima; pu\u00f2 essere di tipo verbale (chiamare con brutti epiteti,\noffendere), fisico (prendere a calci, pugni, schiaffi) o psicologico\n(escludere qualcuno di proposito dal proprio gruppo di amici, mettere\nin giro voci sul conto di qualcuno).<\/p>\n\n\n\n<p>\nAnche Menesini,\nCiucci, Tomada e Fonzi (in Fonzi, 1999) ricordano le caratteristiche\ndistintive del bullismo come l\u2019intenzionalit\u00e0 e la ripetitivit\u00e0\nnel tempo. Le autrici riportano i profili psicologici e relazionali\ntracciati per ciascun ruolo coinvolto nel fenomeno. Il \u201cbullo\u201d,\novvero l\u2019autore delle prepotenze, secondo Olweus, ha un\ncomportamento aggressivo verso i coetanei e verso gli adulti, mostra\nscarsa empatia per la vittima, ha un forte bisogno di dominare gli\naltri. La vittima \u00e8 solitamente pi\u00f9 ansiosa e insicura degli altri\nstudenti, se attaccata reagisce piangendo, ha scarsa autostima e\nfiducia in s\u00e8. Il bullo-vittima o vittima provocatrice evidenzia\ndifficolt\u00e0 di regolazione a livello emotivo, \u00e8 irritabile,\niperattivo. I soggetti esterni, cio\u00e8 i compagni di classe &nbsp;non\nsono coinvolti nel fenomeno &nbsp;hanno un ruolo di osservatori\nesterni.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0\ni primi studi condotti in Italia sulle prepotenze e riportati in&nbsp;<em>Il\nbullismo in Italia, il fenomeno delle prepotenze a scuola dal\nPiemonte alla Sicilia<\/em>&nbsp;(a\ncura di Fonzi, 1997) mostravano come questo fenomeno in Italia sia\nmolto pi\u00f9 elevato che altrove e che le prepotenze agite nella scuola\nsono soprattutto di tipo verbale.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLo strumento\nutilizzato per condurre i primi studi in Italia, in alcune scuole di\nFirenze e di Cosenza, \u00e8 stato un adattamento del questionario\nanonimo elaborato da Olweus che ha lo scopo di indagare temi quali le\nrelazioni di amicizia, le prepotenze subite, le prepotenze agite, gli\natteggiamenti di bambini ed insegnanti verso il fenomeno. L\u2019uso di\nquesto strumento \u00e8 stato affiancato da interviste individuali. Nel\ncorso degli anni, sono state poi coinvolte altre citt\u00e0 italiane in\ncui, gruppi di ricercatori, hanno condotto vari studi per verificare\nl\u2019incidenza e le caratteristiche del fenomeno delle prepotenze\nnelle scuole dei vari territori.<\/p>\n\n\n\n<p>\nDalle indagini\ncondotte nella citt\u00e0 di Napoli, riportate da Bacchini e Valerio (in\nFonzi, 1997) egi\u00e0 mergeva come per i ragazzi delle scuole elementari\ne medie la prepotenza sia \u201cqualcosa di familiare e quotidiano\u201d.\nLe prepotenze subite almeno \u201cqualche volta\u201d dalla met\u00e0 circa del\ncampione intervistato sono le offese verbali, seguite dalla violenza\nfisica, dai furti, dalle minacce, dalle prese in giro e infine\ndall\u2019esclusione dai gruppi. Nel campione si pu\u00f2 osservare come le\nragazze che frequentano la scuola media si dichiarano prepotenti il\ndoppio rispetto alle loro coetanee delle altre citt\u00e0 italiane.<\/p>\n\n\n\n<p>\nTra i ragazzi\nl\u2019uso di comportamenti aggressivi, soprattutto di tipo fisico, \u00e8\nmolto comune ed \u00e8 approvato dal gruppo dei pari (Menesini, Gini,\n2000). I ricercatori sottolineano inoltre come sia frequente la\ntendenza a nominare se stessi tra i difensori della vittima, \u00abanche\nquelli che, secondo i compagni, sono attivamente coinvolti nel fare\nprepotenze sostengono di mettere in atto con maggiore frequenza\ncomportamenti prosociali\u00bb (Menesini, Gini, 2000).<\/p>\n\n\n\n<p>\nI bambini\n&nbsp;maschi che ricevono prepotenze, sia alle elementari che alle\nmedie sono pi\u00f9 raramente delle \u201csemplici\u201d vittime, la loro \u00e8\ndunque pi\u00f9 spesso una interazione conflittuale piuttosto che una\nforma di molestia a senso unico. I maschi che fanno prepotenze alle\nelementari sono pi\u00f9 frequentemente delle femmine dei bulli \u201cpuri\u201d,\nmentre alle medie non c\u2019\u00e8 differenza tra i due sessi (Smorti,\nCiucci, Fonzi in Fonzi, 1997). Inoltre nel passaggio dalle elementari\nalle medie sono sempre pi\u00f9 i maschi a rendersi responsabili di atti\ndi sopraffazione. I dati permettono di osservare come nella scuola\nmedia le prepotenze fatte superino quelle subite portando i maschi a\ndiventare sempre pi\u00f9 \u201cbulli\u201d e sempre meno \u201cvittime\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\nBulli e vittime\nrisultano entrambi differenziarsi dai compagni per alcune\ncaratteristiche, accomunati da un\u2019unica piattaforma disadattiva,\nseppure articolata in direzioni spesso diverse. Ci\u00f2 si riscontra in\nparticolare dai dati sul malessere\/benessere, in cui bulli e vittime\nsi differenziano dai compagni per evidenti connotazioni maladattive,\nche nei primi si concretizzano in disturbi della condotta e nei\nsecondi in sentimenti di ansia e di depressione (Fonzi, 1999). Le\nvittime risultano meno competenti nel leggere le emozioni sui volti\naltrui, rivelano dunque una scarsa padronanza della grammatica\nemotiva. Fa eccezione il riconoscimento della felicit\u00e0 per cui bulli\ne vittime si trovano allineati su livelli simili, inferiori rispetto\na quelli di gruppi di controllo. I bulli si differenziano in senso\nnegativo sia dalle vittime che dal controllo nell\u2019ambito del\ndisimpegno morale, presentano un punteggio elevato per quel che\nriguarda il meccanismo di deumanizzazione della vittima. Ai ragazzi \u00e8\nstato chiesto di mettersi nei panni del bullo e valutare le emozioni\nprovate nel ruolo spiegandone il perch\u00e9. I risultati di vari&nbsp;\nstudi evidenziano come i bulli si attribuiscono alti livelli di\ndisimpegno morale inteso come sentimento di indifferenza nei\nconfronti della vittima e un atteggiamento di orgoglio verso se\nstessi.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLa\ngiustificazione egocentrica che spesso il bullo riporta rende conto\ndelle difficolt\u00e0 cognitive di questi soggetti nel mettersi nei panni\ndegli altri anche quando giudicano se stessi responsabili dell\u2019evento\nnegativo (Menesini, Fonzi e Sanchez, 2002).<\/p>\n\n\n\n<p>\nGiampietro e\nCaravita (2006) &nbsp;hanno rilevato delle&nbsp; somiglianze nei\ntratti caratteristici del bullismo quali la manipolazione degli stati\nmentali altrui, il desiderio di dominio e alcuni aspetti del\nmachiavellismo definito da Christie e Geis (1970) come quel&nbsp;\ntratto di personalit\u00e0 caratterizzato dalla capacit\u00e0 di manipolare\ngli altri per interesse personale.<\/p>\n\n\n\n<p>\nIl\nmachiavellismo si caratterizza per: distacco emotivo nelle relazioni\ninterpersonali, indipendenza dai canoni della morale convenzionale,\nmancanza di inibizione nel rapporto con gli altri, spiccato senso\ndella realt\u00e0, uso dell\u2019adulazione e dell\u2019inganno nelle relazioni\ninterpersonali, desiderio di esercitare potere.<\/p>\n\n\n\n<p>\nFox e Boulton\n(2005) hanno ipotizzato che alcune caratteristiche comportamentali\ndelle vittime del bullismo possano essere dovute alla povert\u00e0 di\ncompetenze sociali e possano incrementare il rischio di\nvittimizzazione. Le vittime spesso sono percepite come vulnerabili\nnel comportamento, non assertive, rinforzano i bulli, sono solitarie\ne provocatorie.<\/p>\n\n\n\n<p>\nSmith,\nTalamelli, Cowie, Naylor e Chauhan (2004) hanno riportato un dato\nsecondo cui il 10-20% dei bambini riporta di essere stato vittima di\nepisodi di bullismo a scuola. Le vittime di bullismo incorrono spesso\nin esperienze di ansia e depressione e possono manifestare problemi\ndi comportamento a scuola. Avere degli amici, e soprattutto un\nmigliore amico, \u00e8 una condizione di protezione contro i rischi della\nvittimizzazione. Le vittime non aggressive rispondono agli episodi di\nbullismo con la sottomissione mentre le vittime aggressive hanno\natteggiamenti provocatori. Molte vittime non chiedono aiuto; in\nalcuni studi si \u00e8 osservato come vittime \u201cstabili\u201d hanno alti\nlivelli di solitudine e bassi livelli di autostima.<\/p>\n\n\n\n<p>\nEsiste una\nforte relazione tra l\u2019essere frequentemente coinvolti in episodi di\nprepotenze a scuola e alcune conseguenze a lungo termine. I ragazzi\nche agiscono il bullismo tendono, in et\u00e0 adolescenziale, ad\nincorrere in problemi di devianza, criminalit\u00e0, uso di sostanze\nstupefacenti. I bambini sottoposti a molestie da parte dei compagni\nsono maggiormente esposti ai rischi di sviluppare bassa autostima,\nabbandono scolastico e depressione.<\/p>\n\n\n\n<p>\nI ricercatori\nconcordano sull\u2019importanza di programmi di intervento volti a\npromuovere relazioni interpersonali positive a scuola. Questi\ninterventi devono essere inseriti in un contesto di progetti che\nmirano a migliorare il clima della scuola, la comunicazione e la\nfiducia verso gli adulti da parte dei bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLa prevenzione\nattraverso un clima scolastico che condanni la violenza e sostenga il\nrispetto e la cooperazione sembra essere la vera sfida per tutti gli\npsicologi, gli insegnanti, gli educatori che lavorano, e vivono,\nnella scuola con i bambini (Gini, Benelli, Casagrande, 2003).<\/p>\n\n\n\n<p>\nMenesini (2007)\nha illustrato i possibili interventi antibullismo nella scuola. Le\nvarie esperienze, condotte anche in ambito internazionale,\nriconoscono fondamentale la sensibilizzazione verso il fenomeno del\nbullismo; \u00e8 stata da pi\u00f9 parti riconosciuta la necessit\u00e0 di usare\nun approccio ecologico che permetta di attuare progetti che\ncoinvolgano l\u2019intera scuola e di organizzare iniziative rivolte\nalla sensibilizzazione della comunit\u00e0. Oltre a sensibilizzare il\nmondo della scuola e la comunit\u00e0 \u00e8 necessario prevenire, cio\u00e8\ninsegnare ai ragazzi modalit\u00e0 d\u2019interazione positiva con i\ncompagni e informare sulle conseguenze disadattive del comportamento\nda bullo.<\/p>\n\n\n\n<p>\nNell\u2019articolo\ncitato Menesini (2007) descrive i tre principali approcci utili a\ncontrastare il fenomeno del bullismo:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>\n\tapproccio\n\tistituzionale e di politica scolastica: \u00e8 uno degli approcci pi\u00f9\n\tefficaci in quanto coinvolge non solo il gruppo dei pari ma anche la\n\tcultura della scuola, i rapporti tra scuola e famiglia e il sistema\n\tdei valori della comunit\u00e0 di riferimento;\n\t<\/li><li>\n\tapproccio\n\tcurricolare: risulta meno efficace del precedente in quanto dipende\n\tdalla volont\u00e0 e dall\u2019iniziativa del singolo insegnante il quale\n\telabora un percorso che, attraverso stimoli culturali (narrativa,\n\tfilm, rappresentazioni teatrali) favorisce una progressiva presa di\n\tcoscienza da parte dei ragazzi;\n\t<\/li><li>approccio\n\tdi potenziamento delle abilit\u00e0 emotive e sociali e di promozione\n\tdella convivenza sociale: questo approccio pu\u00f2 prevedere un\n\ttraining di potenziamento delle abilit\u00e0 socio-emotive o modelli\n\tdi&nbsp;<em>tutoring&nbsp;<\/em>e\n\tsupporto fra pari.\n<\/li><\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bullismo, a differenza del conflitto, presuppone uno sbilanciamento di \u201cpotere\u201d fra le due parti; non esiste quindi reciprocit\u00e0, rispetto o comunicazione bens\u00ec nei fenomeni di bullismo una parte esercita la prevaricazione e l\u2019altra subisce perch\u00e9 ha paura, perch\u00e9 si sente isolata, perch\u00e9 ha un carattere debole o ha una scarsa stima di s\u00e9 o 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