Le dinamiche di gruppo

Le  dinamiche di gruppo 

I processi di gruppo scandiscono la vita del gruppo, permettono ad esso di esistere e di funzionare; inoltre lo differenziano da un insieme casuale di persone. Tali processi riguardano il sistema di status e ruoli, le norme e i valori.

Palmonari (in Arcuri, 1995) riporta la definizione di Scillingo di status che si riferisce alla «posizione che una persona occupa in un gruppo sociale e alla valutazione di tale posizione in una scala di prestigio». Il sistema di status costituisce un aspetto strutturale, cioè relativamente stabile di un gruppo, ma non per questo è qualcosa di statico: è infatti sottoposto a delle modificazioni. Tali cambiamenti sono dovuti a molteplici motivi: l’uscita di un membro dal gruppo, il cambiamento nelle attività, il conflitto con un altro gruppo. I cambiamenti di status seguono una logica posizionale, per cui se, per esempio, un membro di status elevato deve lasciare il gruppo, sarà un membro di posizione intermedia a prendere il suo posto, non certo uno di status inferiore. Fra i metodi utilizzati per misurare lo status all’interno di un gruppo sono state usate anche tecniche osservative del comportamento non verbale dei membri; coloro che occupano uno status elevato tendono ad avere più degli altri una postura eretta, a parlare con voce ferma, a mantenere il contatto visivo. Per quanto riguarda il comportamento verbale, le persone con status elevato parlano più delle altre, più probabilmente esprimono critiche, comandi e interrompono gli altri. Essi svolgono un maggior numero di interventi verbali e ricevono un maggior numero di comunicazioni da parte degli altri membri del gruppo. Gli studi mostrano che diversi eventi che possono verificarsi nel gruppo come l’ingresso di un nuovo membro, l’abbandono da parte di un altro, l’introduzione di nuove attività di gruppo o un conflitto intergruppi possono cambiare la gerarchia di status. Lo status che il soggetto occupa all’interno del gruppo può derivare anche dalla messa in atto di alcuni comportamenti, come aiutare il gruppo a raggiungere i propri obiettivi, sacrificarsi a favore del gruppo, conformarsi alle norme interne.

Il ruolo può essere inteso come un insieme di aspettative condivise circa il modo in cui dovrebbe comportarsi un individuo che occupa una determinata posizione nel gruppo. Palmonari (in Arcuri, 1995) ricorda che il ruolo riguarda quell’insieme di relazioni e di attività che ci si aspetta da un membro del gruppo e da parte degli altri nei suoi confronti rispetto allo status posseduto. Implicando delle aspettative proprie e altrui, i ruoli permettono che la vita di un gruppo sia più prevedibile e quindi più ordinata; inoltre essi sono funzionali al conseguimento degli scopi di gruppo, poiché implicano una divisione del lavoro al suo interno. Nei gruppi spontanei i ruoli sono informali ovvero non sono definiti da un copione stabilito a livello istituzionale. La differenziazione dei ruoli può essere svolta sull’asse strumentale-affettivo, ovvero alcuni membri, più di altri, si centrano sul compito, mentre altri giocano frequentemente ruoli di tipo espressivo. Entrambi questi aspetti sono fondamentali per la vita di gruppo.

I ruoli più comuni all’interno del gruppo sono quelli del leader, del nuovo arrivato e del capro espiatorio. In ogni gruppo c’è un leader, è la persona che occupa la posizione alta nella gerarchia degli status. Nei gruppi naturali sovente esistono più leader, seppur con ambiti di influenza differenziati, ad esempio per certe abilità relazionali o per competenza in determinati compiti. Il leader conquista tale posizione in quanto la sua credibilità è data dai membri del gruppo. Egli infatti deve identificarsi con gli scopi e la natura del gruppo, deve conformarsi più degli altri alle norme centrali, mentre potrebbe deviare da quelle periferiche senza subire sanzioni. Deve inoltre essere percepito dai membri come qualcuno che lavora al meglio per il bene comune; se invece in qualsiasi momento gli altri membri ritengono che agisca per il proprio interesse, viene rifiutato.

Gergen e Gergen (1990) hanno descritto un classico esperimento condotto da Lewin, Lippit e White nel 1939 in cui i ricercatori cercarono di verificare gli effetti della leadership autoritaria confrontandoli con quelli della leadership democratica. Vennero organizzati gruppi di attività extrascolastiche per ragazzi di 10 anni. In alcuni gruppi il leader era autoritario, prendeva tutte le decisioni sulle attività e sulla divisione dei compiti, era distante e ostile, a volte criticava i ragazzi. In altri gruppi il leader assumeva uno stile democratico, aiutava i ragazzi nella realizzazione di progetti, faceva critiche generiche senza soffermarsi sui singoli ragazzi. I risultati di questo studio permisero di osservare come, dopo sei settimane, nei gruppi con un leader autoritario i ragazzi diventarono apatici e privi di iniziativa, nei gruppi a conduzione democratica i ragazzi erano stati entusiasti e partecipativi.

Palmonari (in Arcuri, 1995) ha raccolto la definizione di Hollander (1985) secondo cui la leadership implica un processo d’influenza fra un leader e i suoi seguaci in ordine al raggiungimento degli obiettivi di un gruppo. L’autore pone poi in rilievo le ricerche condotte da Bales e Slater (1955), secondo questi autori i leaders assolvono  essenzialmente a due tipi di funzioni: assicurano che il clima di gruppo sia armonioso  e favoriscono la realizzazione del compito organizzando il lavoro del gruppo. Nel primo caso si parla del leader socio-emozionale, nel secondo del cosiddetto leader centrato sul compito. Difficilmente queste due funzioni della leadership possono ritrovarsi come caratteristiche in una stessa persona. Bales e Slater hanno inoltre evidenziato le due linee principali di comportamento del leader: la considerazione nei riguardi dei membri del gruppo (comportamenti di aiuto nei confronti dei subordinati, fornire loro spiegazioni, essere amicale e disponibile) e la capacità di strutturazione (portare i subordinati a seguire regole e procedure, rendere esplicite le differenze di ruolo fra leader e subordinati).

Un capo può diventare tale per molti motivi. In generale deve rispondere a due tipi di aspettative, quelle di similarità e di conservazione da un lato e quelle di originalità e di innovazione dall’altro. I membri tendono infatti a far emergere come leader un soggetto capace di essere simile a loro ma anche diverso, che tuteli il sistema di norme, gli stili e i valori di gruppo ma che sappia anche innovarli.

Quanto al ruolo del nuovo arrivato ci si aspetta che egli sia ansioso, dipendente, conformista, passivo e che quanti giocano questo ruolo con più efficacia hanno una maggiore probabilità di essere accettati dagli “anziani” del gruppo.

Il ruolo del caprio espiatorio è funzionale alla vita del gruppo in quanto permette ai suoi membri di liberarsi di parti negative dell’immagine di sé (o di caratteristiche che minacciano la coerenza e l’accettabilità dell’immagine di sé) proiettandole su chi detiene tale ruolo.

Vari tipi di conflitti sono connessi alle differenziazioni di ruolo nei piccoli gruppi. Oltre ai prevedibili conflitti relativi all’assegnazione di un determinato ruolo ad una certa persona, le ricerche hanno messo in rilievo varie possibilità d’insorgenza  del conflitto di ruolo sia a livello personale, sia a livello del gruppo.

Ogni gruppo si attiene ad un codice di norme che ne regolamenta i comportamenti. Per norme di gruppo non si intendono soltanto le regole che definiscono i comportamenti accettabili o riprovevoli, ma includono anche le modalità espressive come il gergo linguistico e l’abbigliamento. Palmonari (in Arcuri, 1995) sottolinea le quattro funzioni a cui, secondo Cartwright e Zander (1968), assolverebbe la costruzione di norme di gruppo:

  1. l’avanzamento del gruppo (group locomotion) come possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati;
  2. il mantenimento del gruppo, le norme permetterebbero al gruppo di preservarsi, di sopravvivere come entità;
  3. la costruzione della realtà come sostegno offerto alle opinioni dei vari membri per costruire, attraverso il consenso, una realtà condivisa e dunque una realtà sociale;
  4. la definizione dei rapporti con l’ambiente sociale in quanto le norme permettono ai membri del gruppo di definire le proprie relazioni rispetto all’ambiente sociale costituito da gruppi, organizzazioni e istituzioni.

Le norme e i valori costituiscono il nucleo centrale del gruppo: le situazioni sociali che mancano di tali proprietà non sono definibili come gruppi ma come aggregati casuali. Le norme sociali sono un prodotto collettivo, frutto delle interazioni dei membri,  quindi sono create dal gruppo, anche se i componenti di quest’ultimo non avessero alcun interesse personale o alcuno scopo comune. Esse si basano sulla capacità umana di darsi delle regole per stare insieme, regole che scaturiscono da rapporti di fiducia e che regolano il modo di comportarsi dell’individuo anche quando non è in gruppo.

Nei gruppi spontanei si elaborano delle norme implicite, nel senso che non sono né scritte né espresse direttamente, ma hanno ugualmente la forza d’impatto e il raggio d’influenza sufficiente per sancire l’esclusione di un membro che le abbia violate. Tuttavia l’allontanamento dal gruppo è una difesa che il gruppo adotta solo nel caso in cui vengono infrante delle norme che comportano delle conseguenze collettive per il gruppo dal punto di vista della sua esistenza e del suo funzionamento.

Queste norme sono definite centrali o categoriche e concernono l’identità e la continuità del gruppo come unità, l’ampiezza del comportamento accettabile è molto limitata. Maggiore libertà è invece concessa rispetto alle norme periferiche che riguardano questioni considerate dal gruppo come marginali al proprio schema di comportamento.

Per questioni che riguardano da vicino l’esistenza e la perpetuazione del gruppo, l’ampiezza del comportamento accettabile è limitata, a meno che il gruppo non si trovi in uno stato di disorganizzazione (Sherif, 1972). Il campo di comportamento accettabile varia in ampiezza a seconda dell’importanza che il gruppo dà alla norma: maggiore è la sua centralità, minore è la libertà dell’azione individuale.

Secondo Sherif (1972) l’ampiezza del comportamento che può essere accettato varia anche con la posizione che il soggetto occupa nel gruppo. Vi è quindi una relazione tra la conformità e lo status: le norme non hanno lo stesso carattere di obbligatorietà per tutti. Per quanto riguarda le norme centrali, cui tutti sono vincolati, il leader deve conformarsi totalmente ad esse in quanto costituiscono il nucleo fondante l’identità e la sopravvivenza del gruppo. Se il leader devia da tali regole è soggetto a sanzioni e ciò può provocare il declino nella gerarchia di potere. Nei confronti delle norme periferiche, il leader è invece più libero di non conformarsi e di cambiarle, rispetto ai membri di status basso.

Nei gruppi spontanei, come abbiamo già accennato, le norme vengono create dal gruppo stesso, non imposte dall’esterno. Esse vengono fatte proprie e in base ad esse gli individui autoregolano la loro condotta, in questi gruppi il ricorso alle sanzioni non è frequente. Se il gruppo è molto significativo per i suoi membri, infrangere le norme può essere causa di malessere e di disagio. Quanto più forte risulta la coesione interna al gruppo e l’identificazione con esso, tanto maggiore sarà tale disagio.

Secondo Sherif (1972) è il coinvolgimento personale di ogni membro la base della solidarietà di gruppo, della disponibilità ad accettare le norme anche senza la minaccia delle sanzioni e del sentire vincolanti le regole del gruppo. Il fatto che siano create e ricreate socialmente nel corso di negoziazioni rende i membri maggiormente attivi e partecipi.

Le norme sono necessarie affinché il gruppo raggiunga i suoi obiettivi, inoltre sono utili per definire le relazioni con l’ambiente sociale circostante, con gli altri gruppi, con le organizzazioni e con le istituzioni; le norme sono indispensabili nelle situazioni di emergenza come in un conflitto con altri gruppi, in quanto rendendole più rigide e prescrittive si incrementa la coesione interna per la salvaguardia dell’esistenza del gruppo. Le norme possono essere definite come aspettative condivise rispetto a come dovrebbero comportarsi i membri del gruppo.

 

 

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