Come lavorare sul carattere: lo studio dell’Enneagramma

enneagrammaL’Enneagramma è un antico strumento di conoscenza dell’essere umano, ha origine nell’area della Mesopotamia ed è arrivato fino a noi attraverso la tradizione Sufi che lo ha tramandato per via orale. Fu Gurdjieff, filosofo e mistico armeno, a far  conoscere al mondo occidentale questa rappresentazione simbolica di leggi universali legate al carattere; si tratta di una stella a nove punte, su ognuna di esse si posiziona un determinato Enneatipo; successivamente Oscar Ichazo  sistematizzò l’Enneagramma della personalità e lo presentò nel 1969 all’Associazione degli Psicologi del Cile. Si riconosce a Claudio Naranjo un grande lavoro di ricerca e diffusione di questo potente mezzo di conoscenza di se stessi.

La conoscenza dei propri automatismi, delle proprie fissazioni caratteriali permette di accorgersi della psicodinamica degli effetti del proprio carattere. Il carattere è legato all’esagerazione di una funzione psichica, diventa “troppo” e questo crea uno squilibrio. L’alternativa all’esagerazione può essere l’autoregolazione organismica, in ottica gestaltica Quattrini (2016)  immagina l’autoregolazione organismica come l’opposto del carattere e la definisce come una capacità di lasciare affiorare le funzioni psichiche che servono al momento e di lasciarle coordinare dall’organismo stesso. Questa visione rimanda al fluire dell’esperienza in contrapposizione ai blocchi sintomatici.

 L’esagerazione del carattere è legata al punto di vista da cui si guarda il mondo, la persona si crea una sua verità, una sua ideologia o fissazione. Si può affermare, paradossalmente che il carattere non esiste perché esso è l’effetto di una normale funzione psichica iperstimolata da una lettura reificata (l’essere umano reifica, cioè trasforma in cose le esperienze); esistono gli effetti del carattere, esiste un’inclinazione, una consuetudine.

L’inclinazione del carattere si sviluppa nei primi anni di vita del bambino, è funzionale alla sua sopravvivenza emotiva e relazionale ma proprio perché è  un’esagerazione diventa disfunzionale per la persona in quanto porta a rispondere sempre  nella stessa modalità nonostante le situazioni e le relazioni della sua vita siano cambiate.

Secondo Quattrini (2016) esiste un’assonanza tra stili di attaccamento e aree caratteriali: l’attaccamento disorganizzato da un punto di vista emotivo si traduce in disillusione, caratteristica dei caratteri di Azione; l’attaccamento ambivalente, carico d’intensità emotiva è rintracciabile nei caratteri di Sentimento; l’attaccamento evitante, appoggiato da un punto di vista emotivo sulla diffidenza è tipico dei caratteri di Pensiero.

Il lavoro sul proprio carattere si realizza attraverso una modalità esperienziale; in genere si formano dei piccoli gruppi e si raccontano degli episodi, gli altri danno un feedback sulle cose che sembrano ripetitive. E’ fondamentalmente un lavoro di ricerca su se stessi, un percorso di auto-osservazione e di consapevolezza  si porta l’attenzione sulle proprie Passioni per poter andare verso le Virtù indicate per il proprio Enneatipo.

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